Giornata nazionale contro lo spreco alimentare: 5 febbraio
La Giornata nazionale di prevenzione dello spreco alimentare si celebra il 5 febbraio di ogni anno. È nata nel 2014 dalla campagna Spreco Zero di Last Minute Market, su ideazione di Andrea Segrè, insieme al Ministero dell'Ambiente. Ogni anno, in quella data, esce la fotografia aggiornata di quanto cibo buttiamo in Italia.
Cos'è la Giornata nazionale di prevenzione dello spreco alimentare?
È la ricorrenza italiana dedicata alla riduzione dello spreco di cibo, e il suo scopo principale è misurare: ogni 5 febbraio vengono diffusi i dati aggiornati sullo spreco domestico e sull'intera filiera agroalimentare del Paese. Non è una giornata simbolica e basta — è il momento in cui il fenomeno viene quantificato.
Attorno alla data si concentrano campagne di sensibilizzazione, iniziative nelle scuole, eventi di università ed enti locali, e la presentazione del rapporto annuale dell'Osservatorio Waste Watcher International. È da lì che arrivano i numeri che poi circolano su giornali e telegiornali per tutto l'anno.
Il taglio è dichiaratamente pratico: prevenzione, non colpa. È anche il motivo per cui i dati escono insieme alle cause dichiarate dalle persone.
Chi l'ha istituita e quando?
La Giornata è stata istituita nel 2014 dalla campagna Spreco Zero, promossa da Last Minute Market su ideazione dell'agroeconomista Andrea Segrè, insieme al Ministero dell'Ambiente. Nel 2026 si è celebrata la tredicesima edizione.
Due precisazioni che spesso si trovano sbagliate in giro, e vale la pena fissarle. Primo: la Giornata non è stata istituita per legge, è una ricorrenza nata da una campagna nazionale con il coinvolgimento istituzionale del Ministero. Secondo: non è una giornata delle Nazioni Unite — l'ONU ha una propria ricorrenza internazionale sul tema, ma è distinta da quella italiana del 5 febbraio.
Il collegamento con l'ONU esiste, ma è su un altro piano: quello degli obiettivi. Il riferimento è l'SDG 12.3 dell'Agenda 2030, che chiede di dimezzare entro il 2030 lo spreco alimentare pro capite a livello di vendita al dettaglio e di consumo. La Giornata italiana serve, tra le altre cose, a misurare quanta strada manca verso quel traguardo.
Quanto cibo si butta in Italia?
Secondo l'Osservatorio Waste Watcher International, rapporto «Il caso Italia 2026» (presentato il 3 febbraio 2026), ogni italiano butta in casa 554 grammi di cibo a settimana, pari a circa 79 grammi al giorno. Il dato è in calo di 63,9 grammi rispetto alla rilevazione del 2025.
Il rapporto è realizzato dalla campagna Spreco Zero con l'Università di Bologna (Dipartimento DISTAL) e Last Minute Market, con monitoraggio Ipsos-Doxa su un'indagine di 2.000 casi condotta a gennaio 2026; direttore scientifico è Andrea Segrè. È la fonte primaria dei numeri sullo spreco domestico italiano.
Ecco la fotografia in sintesi, tutti dati dello stesso rapporto.
| Indicatore | Valore | Fonte |
|---|---|---|
| Spreco domestico pro capite | 554 g a settimana (~79 g al giorno) | Waste Watcher International, "Il caso Italia 2026" |
| Variazione sull'anno precedente | −63,9 g rispetto al 2025 | Waste Watcher International, 2026 |
| Spreco intera filiera (valore) | 13,5 miliardi di euro l'anno | Waste Watcher International, 2026 |
| Spreco intera filiera (peso) | oltre 5 milioni di tonnellate | Waste Watcher International, 2026 |
| Quota delle case | oltre 7,3 miliardi di euro | Waste Watcher International, 2026 |
| Obiettivo 2030 (SDG 12.3) | non più di 369,7 g a settimana | Waste Watcher International, 2026 |
I cibi che finiscono più spesso nel bidone sono, in grammi a testa a settimana, frutta fresca (22,2), verdura fresca (20,6), pane fresco (19,6), insalata (18,8) e cipolle, aglio e tuberi (17,2). Sono tutti prodotti deperibili e a basso prezzo unitario: si comprano senza pensarci troppo, ed è esattamente per questo che si dimenticano.
Quanto vale lo spreco alimentare in euro?
L'intera filiera agroalimentare italiana spreca 13,5 miliardi di euro l'anno (13.510.742.551 €), per oltre 5 milioni di tonnellate di cibo (Waste Watcher International, "Il caso Italia 2026").
Qui va fatta una distinzione che viene sbagliata quasi sempre. Quei 13,5 miliardi non sono lo spreco delle famiglie: sono il totale della filiera. La quota domestica è di oltre 7,3 miliardi di euro (7 miliardi e 363 milioni), poco più della metà. Il resto si divide tra distribuzione (circa 4 miliardi), campo (circa 1,29 miliardi, in crescita del 30,9% in un anno) e industria (oltre 862 milioni).
La lettura utile è che la casa è l'anello che pesa di più, ed è l'unico dove puoi intervenire da solo. Su come tradurlo in pratica c'è la guida a come ridurre lo spreco alimentare in casa, e per fare il conto in euro di casa tua il metodo sta in quanto costa il cibo che buttiamo.
Chi spreca di più? Il dato controintuitivo sull'età
I giovani, e con un margine largo. Secondo Waste Watcher International ("Il caso Italia 2026"), lo spreco settimanale pro capite è di 799 grammi per la Gen Z e 750 grammi per i Millennials, contro 478 grammi della Gen X e 352 grammi dei Boomers.
In pratica, le generazioni più giovani buttano oltre il doppio del cibo dei loro nonni: un dato che rovescia l'idea comune sul rapporto tra sensibilità ambientale dichiarata e comportamenti quotidiani.
Le spiegazioni plausibili stanno nella vita pratica più che nei valori: meno esperienza di conservazione e di riuso degli avanzi, orari irregolari che mandano all'aria i piani, confezioni pensate per famiglie da quattro comprate da chi vive da solo.
C'è poi la geografia. Sempre secondo lo stesso rapporto, si buttano 591,2 grammi a settimana al Sud (+7%), 570,8 al Centro (+3%) e 516 al Nord (−7%).
Perché si spreca cibo? Le tre cause dichiarate
Le persone lo dicono da sole, e le risposte sono sorprendentemente concrete. Secondo Waste Watcher International ("Il caso Italia 2026"), le cause principali dichiarate sono cattiva conservazione (38%), dimenticanza (33%) e "si compra troppo" (28%).
Non c'è una sola causa "morale" in questa lista: sono tre problemi di organizzazione domestica, e come tali hanno tre soluzioni ripetibili.
- Cattiva conservazione (38%): temperatura del frigo, contenitori chiusi, cosa sta in quale ripiano, cosa si congela e cosa no.
- Dimenticanza (33%): quello che non vedi non lo cucini. La regola è il primo scaffale all'altezza degli occhi riservato a ciò che scade prima.
- Si compra troppo (28%): lista scritta prima, menu deciso prima, e nessun acquisto fuori lista.
Un contributo silenzioso arriva anche dalle etichette lette male: molto cibo perfettamente buono viene buttato perché si confonde il "da consumarsi entro" con il "da consumarsi preferibilmente entro". La differenza è spiegata nella guida alle date di scadenza — e resta valida la regola di prudenza: l'etichetta e il proprio naso vincono sempre, e nel dubbio si butta.
Quanto cibo si spreca nel mondo?
Secondo l'UNEP Food Waste Index Report 2024 (pubblicato il 27 marzo 2024, con dati riferiti al 2022), nel mondo si sprecano 1,05 miliardi di tonnellate di cibo all'anno, pari al 19% del cibo disponibile al consumatore e a 132 chili a testa.
La ripartizione dice dove si concentra il problema: famiglie 60% (631 milioni di tonnellate), ristorazione 28% (290 milioni), negozi 12% (131 milioni). Sempre secondo lo stesso rapporto, ogni giorno nel mondo viene buttato oltre un miliardo di pasti.
Una nota di precisione per chi cita questi numeri: il vecchio dato secondo cui "un terzo del cibo prodotto nel mondo viene sprecato" risale a una stima FAO del 2011 poi ritirata, e non va più usato. Il riferimento corretto oggi è il 19% dell'UNEP.
Quali sono gli obiettivi al 2030?
Due, e sono vincolanti in modo diverso. Il primo è l'SDG 12.3 dell'Agenda 2030 dell'ONU: dimezzare entro il 2030 lo spreco alimentare pro capite a livello di vendita al dettaglio e di consumo. Tradotto in grammi per l'Italia, secondo Waste Watcher International, significa scendere a non più di 369,7 grammi a settimana dagli attuali 554.
Il secondo è europeo e più operativo: la Direttiva (UE) 2025/1892, pubblicata in Gazzetta ufficiale dell'Unione europea il 26 settembre 2025, fissa per il 31 dicembre 2030 una riduzione del 10% dei rifiuti alimentari nella trasformazione e produzione e del 30% pro capite tra negozi, ristorazione e famiglie, calcolata sulla media del periodo 2021-2023. L'Italia deve recepirla entro 20 mesi.
Messi insieme, i due obiettivi disegnano un percorso preciso: circa 184 grammi a settimana in meno a testa, da qui al 2030. Con il calo di 63,9 grammi registrato tra il 2025 e il 2026, la direzione è quella giusta, ma il ritmo va tenuto.
Cosa può fare una persona sola il 5 febbraio?
Tre cose che richiedono meno di un'ora in tutto, e che agiscono esattamente sulle tre cause dichiarate.
- Svuota e riordina il frigo. Metti davanti quello che scade prima, controlla la temperatura, chiudi bene tutto quello che è aperto. È la risposta al 38%.
- Fotografa cosa hai. Prima di scrivere la prossima lista, guarda davvero dentro frigo, freezer e dispensa: metà lista di solito si cancella da sola. È la risposta al 28%.
- Scegli una ricetta di recupero a settimana. Una sola, fissa: la zuppa col pane raffermo, la frittata di verdure, il riso saltato con quello che c'è. È la risposta al 33%, perché trasforma gli avanzi in un appuntamento invece che in un'emergenza.
Se vuoi che sia il telefono a ricordarsi le scadenze al posto tuo, My Meals tiene il tuo frigo aggiornato con una foto allo scontrino, ti avvisa su cosa sta per scadere e ti mostra le ricette cucinabili adesso. È gratuita e la facciamo noi: lo scriviamo per trasparenza.
Il 5 febbraio serve a fissare la misura una volta all'anno; i 554 grammi si spostano negli altri 364 giorni, un frigo aperto alla volta. Il punto di partenza, qualsiasi giorno, è sempre cosa cucinare con quello che hai in frigo.
Le fonti di questi dati
Tutte le cifre di questa pagina vengono da rilevazioni pubbliche e verificabili. Ecco dove controllarle di persona:
| Dato | Fonte primaria |
|---|---|
| 554 g a settimana, 13,5 mld €, cause dello spreco, target 369,7 g | Osservatorio Waste Watcher International, «Il caso Italia 2026» (PDF, 3 febbraio 2026) |
| 1,05 miliardi di tonnellate, 19% del cibo, 132 kg pro capite | UNEP, Food Waste Index Report 2024 (dati 2022) |
| Perdite prima della vendita (13,3%), indicatore SDG 12.3.1.a | FAO, SDG Data Portal |
| Rifiuti alimentari in Italia e UE, kg pro capite | Eurostat, dati 2023 |
| Target UE: −10% e −30% entro il 2030 | Direttiva (UE) 2025/1892 |
| Giornata nazionale, edizioni e iniziative | Campagna Spreco Zero |
Una raccomandazione a chi riprende questi numeri: il dato sulla filiera (13,5 miliardi) non è il dato delle famiglie (oltre 7,3 miliardi), e il vecchio «un terzo del cibo mondiale» non è più il riferimento corrente. Sono i due errori che si leggono più spesso.
Domande frequenti
Quando è la Giornata nazionale contro lo spreco alimentare?
Il 5 febbraio di ogni anno. La ricorrenza è stata istituita nel 2014 dalla campagna Spreco Zero di Last Minute Market, su ideazione di Andrea Segrè, insieme al Ministero dell'Ambiente. Nel 2026 si è celebrata la tredicesima edizione.
Chi ha istituito la Giornata nazionale di prevenzione dello spreco alimentare?
È nata nel 2014 dalla campagna Spreco Zero (Last Minute Market, ideazione di Andrea Segrè) con il Ministero dell'Ambiente. Non è stata istituita per legge né dalle Nazioni Unite: è una ricorrenza nazionale italiana promossa da campagna e istituzione insieme.
Quanto cibo buttano gli italiani?
Secondo l'Osservatorio Waste Watcher International, rapporto "Il caso Italia 2026", ogni italiano butta in casa 554 grammi di cibo a settimana, circa 79 grammi al giorno: 63,9 grammi in meno rispetto alla rilevazione 2025. Lo spreco dell'intera filiera vale 13,5 miliardi di euro l'anno.
Chi spreca di più tra giovani e anziani?
I giovani, ed è il dato più controintuitivo della rilevazione. Secondo Waste Watcher International ("Il caso Italia 2026"), la Gen Z butta 799 grammi di cibo a settimana e i Millennials 750, contro i 478 della Gen X e i 352 dei Boomers: oltre il doppio dei più anziani.